venerdì, 27 giugno 2008,01:48

Esausta.
Felice, triste, disperata, fiduciosa, forte, spavalda, piccola, emotiva, preoccupata...
Strade che sfilano sotto le ruote ancora una volta. Un viaggio gustato, riempito di parole, marshmallows, risa, silenzi, musica che nutre e consola.
L'aeroporto è onirico, gremito, straniante. E' in bianco e nero, o meglio i colori sono quelli di una diapositiva.
Il tempo è appeso tra gimcane con il carrello pieno di bagagli e la chitarra che sbatte a destra e a sinistra, panini mangiati su una panchina con quaranta gradi all'ombra e ricette segrete - meritate - scritte a mano sui fogli bianchi cuciti a metà nella rilegatura questa mattina.
Sembra non dover finire mai questo anno di tango rincorso, atteso, parlato. E invece si spegne. Si danza via accanto alle valigie accostate per paura di sommosse anti-bomba, con una cuffia a testa e il cellulare che spedisce in mono per due la musica in terzi. Sacada, boleo con adorno, giro perfecto.
Emblema del platonismo, elogio della purezza.
Si abbraccia via la tristezza alla porta, indossando l'ultimo migliore sorriso. Si porta via una casa in più ciascuno, in qualche parte del mondo che prima non aveva importanza.
L'uscita, il ritorno, la propria vita ritrovata. Messaggi nella notte che mi abbraccia, per tutta la notte, fino al mattino.
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giovedì, 19 giugno 2008,17:05

087_web

...che mi piacerebbe fuggire in un'isola dal clima caldo, mangiare con le mani, camminare scalza e tornare quando non avrò più insalate di pensieri nella testa.
Amache, libri che non ho la lucidità di leggere qui e senso ritrovato delle cose semplici. Fatte bene. Con tutta la cura e il tempo necessari.
Pensavo al casino fotonico che è la mia vita in questo periodo, e poi ho realizzato che sono solo io ad essere stanca. Non mi regge la psiche, ho dato fondo a tutto.
Sequenza di scosse emotive stile roulette russa, una in fila all'altra, adrenaliniche ma devastanti. Questa settimana ci sono ancora due colpi, uno dei due mi stende.
E' il principio del fondo dell'onda. Tu stai tranquillo in superficie, il mare è calmo, il sole splende e va tutto bene. Poi a un certo punto si alza un tempestone e la prima onda che ti arriva addosso e non te l'aspettavi ti sbatte sul fondo. Fai una fatica immane a salire in superficie, e se non scegli il momento giusto - facile come giocare a biglie in salita - arriva un'altra onda in serie che ti risbatte sul fondo. Perdi l'orientamento, non sai dove andare, non sai se ne verrai fuori e soprattutto QUANDO.
L'unica cosa che puoi fare è continuare a nuotare.

E va bene, voglio dire.. mica pensavo avrebbe fatto sempre bel tempo. Solo che quand'è così, se permettete...

"It was a dark and stormy night..."

...but she decided to go to the sunny beach not so far from there, the day after

 

dipinto di Jan Sedmak, in arte Boris Karloff.

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mercoledì, 18 giugno 2008,16:43

Oggi il contrabbasso norvegese che mi ha fatto compagnia lungo quasi un anno di tango, viaggi e parole, suona ancora una volta prima di salire su un aereo che lo riporterà a casa.
Ed io ci sarò.
Starò seduta nervosa in quell'aula magna con il mio vestito che volevo fosse meno chiassoso, travolta da troppe emozioni tutte insieme. Mi imbarazzerò, arrossirò, sarò distante da tutto nella mia corsa a ritroso sul filo della memoria dei sensi, sulla bufera di sensazioni del momento.
La scarpa sinistra che ho perso sul palco a 8 anni, il concerto nella chiesa greco-ortodossa con la gonna lunga di velluto nero pensando alla leggenda raccontatami poco prima di salire su per la scaletta di legno strettissima dietro le quinte, attraversare il palco mentendo sicurezza, sedermi e cominciare a suonare: "si narra che questa chiesa fu costruita da un alchimista, poggia interamente su un'unica pietra, tolta quella crollerebbe tutto quanto."
Grieg. Mozart. Io a cinque anni che faccio la scala delle cinque dita. Mio papà. Mia mamma. Mio nonno.
Gli esercizi di pomeriggio con i libri che volavano fuori dalla finestra. Suonare di notte come un impulso irresistibile, con la luce spenta a indovinare i tasti. A saperli. A scoprire di saperli.
Che è un po' come nella vita. La mia va così. Fretta e paura. Sconfiggere la paura. Grande ispirazione. Passione che mi investe e quasi mi sfigura. Gioia di sentire.

E stasera è la sua musica però. Schietta e senza scorciatoie. Senza moine, false adulazioni. Onesta.
Dovesse scivolargli un dito e sbagliare, credo mi esploderebbe il cuore. Per l'umanità che sta nell'errore, per l'umiltà di non volerlo nascondere con la presunzione, per il coraggio di non smettere di suonare. Per la rabbia momentanea e l'insoddisfazione che poi diventano esperienza.

Quindi, 'fratellino', in culo alla balena. Hindemith non sarà capito ma non fa niente, Bach lo suoni come vuoi tu - sono sicura che piacerà.
Questo, intanto, è Bottesini:


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mercoledì, 04 giugno 2008,23:23



Blind Melon - "Mouthful of Cavities"
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giovedì, 24 aprile 2008,18:01

Svitate i chiavistelli dalle porte!

Le porte stesse, scardinate dagli stipiti!

 

Non ti chiedo chi sei, non è importante per me.

Non puoi far niente, né essere altro che ciò che avvolgo in te.

 

Se non mi trovi subito non scoraggiarti,

Se non mi trovi in un posto cerca in un altro,

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te.

 

 

Walt Whitman



(Copiata a ferlinghetti)

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mercoledì, 23 aprile 2008,18:09
duesilviaziche3
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martedì, 22 aprile 2008,14:29

untitledStamattina mi sveglio presto, e metto una vecchia gloria di sottofondo, mentre mi adopero in faccendine casalinghe prima di andare al lavoro. Dopo aver consumato in gioventù "un mercoledì da leoni", mi decido a vedere anche questo film da surfisti: datata ma sempreverde passione nascosta. Mi ci avvicendo con fare distratto, facendo finta di niente.
E scopro che ..no. Non funziona più.
Anzi, dopo mezz'ora circa inizia a salirmi un senso di ansia cosmico, un pruriginoso e inarrestabile fastidio.
Ora. So che voi lì per lì magari non coglierete la salienza del fatto, ma vi dico io che è un fatto grave, molto grave.
Ho perso un altro pezzo per strada. Potere evocativo di onnipotenza, salsedine e rischio, libertà e pericolo: addio. Incoscienza adolescenziale dell'impulso, assenza totale di preoccupazione per il medio e lungo termine: vi saluto con mestizia. 
Sono 15 anni che ho messo nel dimenticatoio lo skateboard, 5 anni che non salgo su uno snowboard, 4 che non provo a dominare il surf. Ho messo troppo giudizio.
Ma che sia chiaro: tra me e: full time, matrimoni, bambini, concetto socialmente riconosciuto di ordine, smettere di arrampicare, risparmi, c'è un abisso. La gora dell'eterno fetore. E non è assolutamente detto che sarà valicata.

Per fortuna guardo sulla mia scrivania e sorrido -quasi commossa-, nel contemplare il mucchio informe di carte tra cui so mimetizzarsi: il modulo del TFR non ancora compilato, la tessera elettorale, liste della spesa imboscate di 2 mesi fa, offerte promozionali dell'anno passato, volantini di tango, buste paga, ricevute di raccomandate imprecisate, bollette della luce e del gas che sono quasi certa di aver pagato, inviti a vernissage già passati, programmazioni di film che dovevo assoutamente vedere e di certo a quest'ora mi sono persa. I più svariati appunti a matita, su trequarti di questi fogli.
Thanks God, non diventerò mai un automa della prevedibilità. Credo di essere sprovvista dei geni adatti :)
Ognuno è felice a modo suo, che vi devo dire.

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venerdì, 18 aprile 2008,13:29
"Patapumfete!
Cado all'indietro. I miei occhi fanno tilt. Un pezzo di azzurro mi passa tra le gambe. Che ci fa lì, il cielo? Non è quello il suo posto. E i miei piedi nudi tra i rami del fico. È normale? Mi fioriranno gli alluci. Petali caffellatte. Non molto serio, come mazzo... Attento, figliolo! Qui tutto cresce da sé. Non sei in un posto qualsiasi. Sei a Fort de l'Eau. Il giardino del paradiso! Bell'accoglienza. Capisco che Adamo ed Eva se ne siano andati. Il giardino del paradiso. Di solito è così. Ma oggi l'aria è pesante. Eppure non c'è scirocco... La prova, figliolo: pianti qui una scarpa di corda e ti spunta un paio di stivali da cavallerizzo... Figuriamoci! Ho provato sulla spiaggia con le mie infradito. Non ho trovato niente, né gli stivali né il cavallo. In questo paese tutti esagerano."

L'ultima estate - Daniel Picouly

Si volta pagina. Un'altra. Lo spigolo tagliente della carta si era inceppato un attimo. Incartato, forse.
Amo il brivido del foglio bianco. Ci passo sopra il palmo disteso come una carezza precisa su un lembo di pelle familiare. Ha sapore di lettere lunghissime che confluiscono in abbracci ora e per poco dannatamente carnali: il gusto vagamente amarotico di un'affinità dolorosa e momentanea: la consistenza di una voce che strappa avidamente i versi mentre affondo le mani sonnolente nei capelli che vibrano di toni gravi.
E' questione di gravità, infatti. Ci sono corpi che si attraggono e messaggi che giungono da altri pianeti in lieve ritardo come di differita. Dipartita. Una danza solenne e lieve di inconsistenze angoscianti.
Ma com'è pure già lontano questo senso di ineluttabilità.
Presunzione di conoscenza delle dinamiche, remissione apparente alle forze dominanti. L'attenzione esatta dei movimenti, che sa di compiacenza riflessiva e riflessa  - specchio immondo e meraviglioso di crudezza terrena.
Cado e me l'aspettavo. Inciampo lì dove l'ostacolo so ritornare, e caracollo al suolo ma in maniera completamente asettica, silenziosa. E' un dannato bug, un microistante di deja-vu, una reminescenza subdola che provoca mollezza degli arti, fiato corto, una pena diagonale che si infila a mo' di sgambetto nell'equilibrio della convinzione. Ma e' anche un attimo di chiarissima lucidità, la coscienza del precipitare.
Non fatevi ingannare, è solo una cazzata da pavidi illusionisti.
E ora mi lascio lì per terra, e vado a ridere un po'. Di una gioia non contenuta, e nemmeno stracciata, che non merito. Alla faccia mia e alla salute di tutti.
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giovedì, 10 aprile 2008,00:57
BerluRispondo anch'io alla chiamata del Contenebbia

La generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia (come dimostrava   Nanni Moretti ne Il caimano).

La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese" va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che la vera anomalia (Berlusconi) governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.


Anche questo blog non voterà Mangiafuoco. L'Italia è un paese dei balocchi, e con questo dico tutto.
Fate un po' come vi pare, basta che non vi raccontiate bugie.
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mercoledì, 19 marzo 2008,21:51

Certo ci fu qualche tempesta
anni d'amore alla follia.
Mille volte tu dicesti basta
mille volte io me ne andai via.
Ed ogni mobile ricorda
in questa stanza senza culla
i lampi dei vecchi contrasti
non c'era più una cosa giusta
avevi perso il tuo calore
ed io la febbre di conquista.
Mio amore mio dolce meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
So tutto delle tue magie
e tu della mia intimità
sapevo delle tue bugie
tu delle mie tristi viltà.
So che hai avuto degli amanti
bisogna pur passare il tempo
bisogna pur che il corpo esulti
ma c'é voluto del talento
per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti.
Mio amore mio dolce mio meraviglioso amore
dall'alba chiara finché il giorno muore
ti amo ancora sai ti amo.
Il tempo passa e ci scoraggia
tormenti sulla nostra via
ma dimmi c'é peggior insidia
che amarsi con monotonia.
Adesso piangi molto dopo
io mi dispero con ritardo
non abbiamo più misteri
si lascia meno fare al caso
scendiamo a patti con la terra
però é la stessa dolce guerra.
Mon amour
mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour
de l'aube claire jusqu'à la fin du jour
je t'aime encore, tu sais, je t'ame.

- Franco Battiato -

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Link | categoria:citazioni, musica
giovedì, 13 marzo 2008,18:02

lQualche giorno fa vado a pranzo da Gi, zia di viaggi inconsueti e interessanti, di haute cuisine indiscussa da tutti tranne che da lei - "non so come sarà" è la sua frase d'apertura canonica ai banchetti pantagruelici e raffinati. Riunione di donne per il suo genetliaco, cui una manca di nuovo all'appello per la pesantezza dello spirito più che dei movimenti, e per un attimo si sente un rumore di vetri rotti che può far collassare ogni impulso felice. Ma no, la situazione s'ha da salvà, meglio preparare tre aperitivi mentre aspettiamo la terza sorella sempre in ritardo, cui toccherà il drink in versone alcolica ridotta per venire incontro alle sue limitate capacità di controllo. Cosmico.
E tra caviale rosso dell'est, gamberi ed un Celentano old style rispolverato per l'occasione dalla più giovane me medesima, ci facciamo un viaggio temporale negli anni sessanta ridendo tra le briciole e i bicchieri, rubando con la forchetta dal piatto vicino, ballando tra gli scatoloni e cantando - senza averne l'arte - negli abbracci leggeri. E sono pesi che scivolano via. Quel trovare sorrisi in mezzo a una tavola sempre più vuota è un dono che ci concediamo senza chiederci se ne abbiamo diritto, se è giusto così. C'è da festeggiare di tutte le volte che ci siamo salvate.
E  proprio sugli scaffali della zia, che possiede una libreria a tutta parete di cui non riuscirò mai a contare i titoli, prima di andare via vedo LUI. E' un libro che mi è caduto nelle mani in libreria mentre ne stavo cercando un altro, ma che ho lasciato lì in caldo, in attesa dell'edizione per proletari. Me lo faccio dare in ostaggio dopo le usuali mille raccomandazioni, anche se di solito i libri non me li faccio prestare mai. Mi piace violentarli, mentre quelli degli altri posso a malapena accarezzarli. E il mio cuoricino poi si infrange all'idea di restituirli, le frasi che dico di dover annotare poi diventano troppe e restano perse lì dentro senza che le sappia recuperare.
Me lo divoro tra sale d'aspetto e una domenica di complice ozio ritrovato, tra il ridondare di librerie - stavolta da spostare, bagni di filosofia a lume di candela e notti insonni ma non solitarie.

E' la storia di una portinaia a primo acchito sciatta, brutta e grassa, in realtà colta e raffinata che nasconde a tutti la sua natura per non pagare lo sconto di un'attitudine che ritiene di non meritare; è anche a intermittenza, la storia di una ragazzina di 12 anni, singolarmente acuta e intelligente almeno quanto infelice, che decide di suicidarsi il giorno del suo tredicesimo compleanno, se non troverà nel frattempo un motivo valido - ma valido davvero a livello di teoria falsificabile - per cui valga la pena vivere. E sarà che il nostro modo di percepire e giudicare le storie che leggiamo è tanto legato alle affinità emotive, a me questo libro fa un effetto strano di sguardo nel passato e proiezione nel futuro, per tanti aspetti che riguardano me. E come tutti i libri che amo di più, questo ha avuto il potere di farmi sorridere quasi ridacchiare - nasce con l'idea di essere una commedia dopotutto - , di farmi commuovere - ma sarà che ultimamente mi lascio commuovere anche di più dalla vita? In bene, sia chiaro, in bene.
Sono pagine dalla scrittura raffinata, non sempre facile ma - fatta eccezione per qualche pagina superflua verso la fine riempita di parole buttate lì tanto per fare - illuminante. Uno di quei libri che parlano delle "piccole cose" quelle meraviglie dell'animo che amo così tanto. E in queste trecento pagine mi sono sentita diventare amica di Renèe, che vive nel suo appartamento da portinaia con l'eleganza di una principessa, tanto che quasi mi aspetto di sentirmi dire, dopo l'ennesimo dei miei sguardi complici alle sue citazioni sottili, "vuole entrare a prendere una tazza di tè?". Entrerei, mi siederei dopo aver affondato la mano nel pelo di Lev (Tolstoj naturalmente) per una carezza furtiva, e dopo aver scambiato qualche parola per rompere il ghiaccio sul nostro amore per i gatti, cominceremmo di certo a conversare di arte e filosofia.

"Quand'è stata la prima volta che ho provato questo incantevole abbandono, possibile solo in due? La quiete che avvertiamo quando siamo soli, la sicurezza di noi stessi nella serenità della solitudine non sono niente in confronto al saper abbandonarsi, al saper aspettare e al saper ascoltare che si vivono con l'altro, in una complice compagnia... Quand'è stata la prima volta che ho provato questa felice rilassatezza in presenza di un uomo?
Oggi è la prima volta."

"Non possiamo smettere di desiderare, e questo ci esalta e ci uccide al contempo. Il desiderio! Ci sostiene e ci crocifigge, portandoci ogni giorno sul campo di battaglia dove ieri abbiamo perso ma che, nel sole di un'altra giornata, ci sembra muovamente un terreno di conquista; e anche se domani moriremo, il desiderio ci fa erigere imperi destinati a diventare polvere, come se la consapevolezza che presto cadranno non riguardasse la sete di edificarli ora [...]Ma è così estenuante desiderare incessantemente... Ben presto aspiriamo a un piacere senza ricerca, sogniamo una condizione felice che non abbia inizio nè fine e in cui la bellezza non sia più finalità nè progetto, ma divenga la certezza stessa della nostra natura. Ebbene, questa condizione è L'Arte. [...] Giacchè l'Arte è l'emozione senza il desiderio."

martedì, 04 marzo 2008,09:54

"- E gli uomini?
Edel sorrise.
- Se proprio ci devono essere degli uomini, che almeno volino, e lontano."

- A.Baricco -

(mantra tanghico.)opera3magritte

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Link | categoria:citazioni, surrealismo, i miei mantra
venerdì, 22 febbraio 2008,23:17
  Dal “MANIFESTO DEL SURREALISMO”:

kahlo_water“Il surrealismo si fonda sull'idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme di associazione finora trascurate, sull'onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquidare definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi ad essi nella risoluzione dei principali problemi della vita”

“Fatevi portare di che scrivere, dopo esservi sistemato nel luogo che vi sembra più favorevole alla concentrazione del vostro spirito in sé stesso. Ponetevi nello stato più passivo, o ricettivo, che potete [...] Scrivete rapidamente senza un soggetto prestabilito, tanto in fretta da non trattenervi, da non avere la tentazione di rileggere. La prima frase verrà da sola”

- Andrè Breton -

Ho sempre creduto che l'arte fosse un esercizio spontaneo - un modo di essere ed agire che predispone all'accoglimento dell'imprevisto - il contrario di un percorso organizzato.
E' un moto di resistenza offensivo, provocatorio, ma privo di alcuna presunzione, arroganza o finalità prestabilita - perchè disinteressato - contro l'ordine delle cose. Crea il nuovo, l'inaspettato, cui da sempre si ispirano le idee.
E' il seme di una rivoluzione. Rivoluzione intesa come
profondo mutamento di concezioni, delle basi di un sistema di pensiero, di una tradizione consolidata.
Questo spirito di disinteresse è fondamentale al momento dell'atto artistico, è fondamentale che non ci sia uno scopo deciso a priori, ma nemmeno artificialmente costruito a posteriori.
E' il risultato che rivela il cambiamento.

Il Cadavre Exquis è un atto artistico che ho sempre amato. Consiste nella creazione collettiva e reciprocamente nascosta, in coso di creazione, di una poesia unica. Ogni partecipante ha a disposizione l'ultima parola del verso composto da chi lo precede.
Una spiegazione più dettagliata, ce l'avete
dalla zia dida.

Oggi è stato svelato quello a cui ho partecipato anch'io!
(Io,
Didaquellavera, Evenevil, Farolit, MissAntropa, Poesiaoggi.)


ECCO IL NOSTRO CADAVRE EXQUIS


Grazie di aver osato, Ferlinghetti!
mercoledì, 20 febbraio 2008,00:00
quijote_sauraEra da tempo che tenevo al caldo questo spettacolo, attendendo lo stato d'animo giusto per assaporarlo e coglierlo come intuivo meritasse. Lo prendo tra le mani in una di queste sere solitarie e intristite dai dubbi, dalle considerazioni sul mondo lontano dal mondo - quasi sfiorata da un delirio chisciottiano.
E' un elogio agli invincibili, a quelle persone - piccole o grandi non importa - che non arrivano prime, quasi mai sono riconosciute. Ma hanno la sovrumana forza di rialzarsi ogni volta che cadono, spinti dai loro potenti e derisi sogni, come tanti Chisciotte in bilico sul loro fido Ronzinante. Attraverso le parole impresuntuose di Erri De Luca, la calda voce di Giammaria Testa e il virtuoso clarinetto del meno conosciuto Gabriele Mirabassi, seduti a un tavolo di legno davanti a un sincero bicchiere di vino, si parla di guerre, amori e poesie. Come nei più classici romanzi cavallereschi.
Prendendo a prestito versi di Hikmet, Alberti, De Andrè, ciò che si da alla memoria è ben più che un tributo da inguaribili nostalgici, ma una testimonianza di parole e vite che con il loro peso nella storia mutano ancora il corso degli eventi.
Perchè come "la musica, leggera, certe volte riesce ad essere musica pesante, e a portarsi dietro il 'basta' di un popolo" così fanno anche queste parole dette a teatro, vibrate a fondo nell'anima di chi un desiderio di combattere - anche fosse contro i mulini a vento - ancora ce l'ha. 
- Invincibile -.
Stanco di essere spettatore indifferente, di non capire la differenza.

E mi sono piaciute le citazioni di Sarajlic, poeta lieve e romantico che a Sarajevo durante la guerra è rimasto con la sua gente aspettando di scrivere del dopoguerra, mi hanno commosso le parole di De Luca sulla presenza di De Andrè.
"Non gi abbiamo dato il permesso di andarsene una volta per tutte e dunque, spesso, dall'assenza in cui si è cacciato lo tiriamo fuori e lo costringiamo a essere in mezzo a noi".
Mi è piaciuto pensare che dietro la resistenza di un uomo c'è una donna che lo aspetta.

Testa e Mirabassi sono impeccabili ed emozionanti, la musica è qualcosa che qui non si può ben spiegare. Fa da sostegno, dà forza alle parole scritte che per loro natura sono timide e troppo deboli.
De Luca è uno scrittore che amo per il suo coraggio di andare dritto a verità indecenti, con la dolcezza al posto della compassione. Ed è con questo amore di verità che vado a dormire oggi, sentendomi un po' più Dulcinea di prima.
Buonanotte :)
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martedì, 19 febbraio 2008,17:49

Essere costretta a stare a casa con la tonsillite (da più di una settimana eccettuate due sere di febbrile follia) sta diventando difficile. Perdita di percezione della realtà, seghe mentali che per fortuna mi rendo ancora conto essere assurde, insonnia, orchiclastia.
In mancanza di uno psicologo bravo, mi sono ricordata della terapia Peanuts.
Funziona :)
...almeno per un po'. Tra due giorni se non mi fanno uscire di qui comincerò ad avere bava alla bocca e aggressività manifesta, esattamente come un animale selvaggio in gabbia.

Peanuts
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Link | categoria:citazioni, autoreferenzialità, i miei mantra